Intervista: Le Rivoltelle, rock e trasgressione

Testata: Libero Gossip / lospettacolo.it
Data di pubblicazione: 30 novembre 2012
Autore: Manuela Pirola

Da Mina a Simoncelli: i miti ribelli interpretati dalla band femminile più cool del momento

Elena, Alessandra, Paola e Angela, alias “Le Rivoltelle”: carattere deciso e piglio ribelle, sono la rock band calabrese tutta al femminile, che si racconta, in modo ironico e anticonformista, sfoggiando ritmi e sonorità su base swing, ska, pop e reggae. Le quattro ragazze scrivono, compongono e arrangiano le loro canzoni, ma sono anche abilissime interpreti di un vasto repertorio di successi nazionali ed internazionali degli anni ’60-’90, rivisitati in chiave moderna e stemperati in un piacevole mix di strumenti e voci.

LoSpettacolo.it ha incontrato le musiciste alla Salumeria della Musica a Milano, in occasione dello show case di presentazione del loro ultimo e omonimo album, la cui copertina, esplicito riferimento al disco “Revolver” dei Beatles, svela l’animo trasgressivo e sopra e righe del quartetto. A rispondere alle nostre domande è Elena, leader e voce della band:

Elena, parlaci del vostro ultimo disco: com’è nato e cosa rappresenta.

“Le Rivoltelle” è il nostro secondo album, interamente in chiave rock. Nell’anno della fine del mondo abbiamo voluto dedicare il nostro progetto ai miti dannati, ai belli e ribelli. Il disco contiene dodici tracce, tra inediti e cover di famosi brani italiani ed internazionali. Tributi a personaggi come i Rolling Stones, Patty Pravo, Mia Martini ed Eva Kant, ma anche Mina, Lucio Dalla, Mary Garret e Marco Simoncelli”.

 

Perché la scelta di questi personaggi?

“Fondamentalmente perché sono (o sono state) figure di carattere, con le quali ci troviamo in sintonia. Il brano “Tutto nero (Paint it black)”, per esempio, che proponiamo nella versione italiana di Caterina Caselli, è un tributo ai mitici Rolling Stones; “Siamo solo noi” è invece dedicato a un grande talento dei motori, Marco Simoncelli, che ha pagato cara la sua tenacia; “Piccolo uomo” è un omaggio alla nostra conterranea Mia Martina, che finì i suoi giorni in solitudine malgrado la sua splendida voce. Da sottolineare, inoltre, il riferimento al mito di Eva Kant, la dark lady compagna di Diabolik, nato cinquant’anni fa dalla fantasia delle sorelle Giussani: icona di bellezza e seduzione, Eva dice addio agli agi scegliendo, per amore, il lato oscuro e fuggitivo della vita”.

Nelle vostre canzoni trattate anche alcuni temi spinosi, riesci a farci qualche esempio?

“Abbiamo voluto lanciare dei messaggi rivolgendoci ad alcune tematiche sociali molto importanti e di stretta attualità, come l’anoressia, per esempio. “Taglia 38” è il brano che abbiamo dedicato alla ballerina del Teatro alla Scala Mariafrancesca Garritano (Mary Garret), cosentina e ribelle come noi, che ha avuto il coraggio di denunciare il dilagare dell’anoressia nel mondo della danza e per questo è stata cacciata. Con il singolo “Io ti voglio voglio voglio”, invece, tocchiamo il delicato tema dello stalking, ovvero l’amore che smette di essere una cosa meravigliosa e sprofonda nell’incubo”.

Musica e politica: un connubio piuttosto ostico da affrontare. Voi ci siete riuscite. In che modo?

“In modo ironico e pungente. Abbiamo scelto di interpretare “Parole Parole”, il celebre brano di Mina, per sottolineare che oggigiorno, purtroppo, la politica è fatta di tante parole e promesse, a cui, però, non seguono i fatti; anche la canzone “Ve ne andate o no?” è rivolta a tutta quella gente senza scrupoli aggrappata ai posti di potere. In Italia abbiamo una classe dirigente che è la più vecchia del mondo: è evidente che qualcosa non funziona”.

Quanto è difficile per quattro ragazze riuscire a sfondare nel mondo del rock?

“Crediamo che la musica non sia affatto una questione di genere. Per quanto ci riguarda, noi cerchiamo di portare il nostro essere donne in tutto quello che facciamo”.

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